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Scrivere di sé è uno strumento fondamentale per rielaborare le proprie esperienze, per trasformarle in apprendimenti, per conoscersi meglio.

E’ un modo per ripensare con un approccio analitico alla propria vita e per scoprire – magari – qualcosa di nuovo su se stessi.

Nei primi anni della mia esperienza professionale ho avuto un maestro in particolare – Francesco - che più di altri si è dimostrato disponibile non solo a insegnarmi un “mestiere”, ma anche a trasmettermi l’attitudine a guardare al lavoro di formatore/consulente con una prospettiva “trasversale”, multidisciplinare.

Tra i principali consigli di Francesco c’è sempre stato quello di “scrivere”. Lui, antesignano dei blog, ha sempre suggerito a tutti (a me, come ai tanti giovani allievi dei master che abbiamo gestito assieme) di scrivere.

 

“Scrivere”
Non tanto per gli altri, ma soprattutto per se stessi. Non è necessario scrivere per pubblicare qualcosa. E scrivere per se stessi significa prevalentemente scrivere di se stessi.

 

“Scrivere”
L’ho sempre fatto con continuità, utilizzando canali diversi: giornali, riviste, libri, siti Web. Ho scritto prevalentemente “per gli altri”, cioè per pubblicare qualcosa, per condividere conoscenza o, semplicemente, per segnalare il mio punto di vista. L’ho fatto (e continuo a farlo) anche per assecondare il mio esibizionismo, per soddisfare il mio desiderio di visibilità, il mio bisogno di sentirmi di tanto in tanto al centro dell’attenzione.

 

“Scrivere”
Voglio cominciare a farlo anche per me stesso, scrivendo di me, cercando – forse – di conoscermi un po’ meglio.

Questo, però, non vuole essere un diario. In queste pagine non ci saranno segreti inconfessabili o resoconti delle giornate trascorse a fare chissà cosa.

E’ solo un modo per tenere traccia, senza alcuna pretesa di regolarità, di quelle riflessioni, considerazioni ed esperienze che riterrò opportuno segnalare.

E non è detto che ciò che scriverò un giorno non venga poi smentito da uno scritto successivo: la coerenza (purtroppo? Per fortuna?) non è mai stata una mia virtù…

Febbraio 2004.
Di ritorno da Mantova verso Milano, percorro in auto una statale a doppio senso di marcia. Un camion proveniente dalla direzione opposta trasporta materiali per l’edilizia. In uscita da una curva, dal carico del camion cade un tubo Innocenti.

Vedo il tubo volarmi addosso. Inchiodo i freni, l’auto sbanda. Il tubo cade per terra e rimbalza sulla mia auto sfondandomi il paraurti anteriore, il parafango sinistro e il faro sinistro. Se non avessi frenato, sarebbe caduto direttamente sul parabrezza.


Agosto 2009.
In vacanza a Maiori, parcheggio l’auto di mio padre per strada. Dopo un paio di giorni la ritrovo devastata dai vandali: specchietti divelti, ruote squartate, carrozzeria graffiata e una targa rubata. Fatta la denuncia, occorre reimmatricolare l’automobile e la pratica richiede una lunga trafila.

Sono due episodi differenti, sono disavventure che possono capitare e, sopratutto nel primo caso, le cose sarebbero potute andare anche peggio.

Se è vero, però, che si tratta di episodi, è lecito porsi alcune domande.

Quante possibilità ci sono di essere nuovamente centrati da un palo volato da un camion? Certamente poche…

Quante probabilità ci sono di dover reimmatricolare nuovamente un’auto per smarrimento o furto di una targa? Sicuramente poche anche in questo caso.

Quante probabilità ci sono che entrambi gli episodi si ripetano? Decisamente pochissime. Ebbene, talvolta anche le probabilità più remote si verificano.


Luglio 2010
In Autostrada diretto da Milano verso Salerno, mi trovo all’altezza del casello di Modena. Da un camion si stacca un tubo. Il detrito centra in pieno un’automobile che si trovava dietro al camion. Altri veicoli riescono ad evitarlo per pochi centimetri. Un’automobile, infine, passa con le ruote sul tubo e lo fa volare. Il tubo cade sulla mia macchina, si aggancia al paraurti anteriore e, quando si stacca, porta via la targa, che non è stata più trovata.

Non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti…

Ditterosaggezza

Nell’ampio salone, alla chiusura del convegno, il politico di turno si presenta accompagnato da una scorta che, più che da poliziotti, sembra composta da scarti della mafia russa.

L’atteggiamento, stile abituale del personaggio, è di chi porta al popolo la verità assoluta, la luce.

È odioso nella sua supponenza, noioso nella sua sterile e inutile retorica, ridicolo nel suo tentativo di fare propaganda anche in un periodo lontano da qualsiasi campagna elettorale.

Prova a interromperlo – unica in tutta la platea – una mosca che insistentemente gli ronza intorno. Si posa prima sulla giacca, poi sulla fronte, infine tra i capelli.

Il politico di turno prova inutilmente a mandarla via ma lei, la mosca, non accenna a spostarsi. Ritorna ancora: prima sulla giacca, poi sulla fronte (sempre più sudata), infine tra i capelli.

Il politico di turno, finalmente, conclude il suo intervento. Non ha detto niente di nuovo. Non ha detto niente di utile.

La platea applaude. Qualcuno con convinzione. Gli altri - i più - per accondiscendenza o, semplicemente, per cortesia.

Nell’ampio salone, l’unica che sembra davvero conoscere il fatto suo è la mosca. Lei ha un talento che pochi altri hanno: sa riconoscere per natura i veri stronzi.

Un sauté di vongole – o anche di cozze – non può definirsi tale se non è accompagnato dai crostini all’aglio. Per questo motivo, prima di parlare della preparazione del sauté, bisogna spiegare come preparare dei crostini perfetti.

Le fette di pane vanno dapprima intinte nell’olio da ambo i lati e poi messe in forno già caldo, regolato alla massima potenza, fino a quando non diventano di color oro. A questo punto, sulle fette ancora calde e croccanti va strofinato uno spicchio d’aglio, anche in questo caso da ambo i lati.

Le fette così preparate possono quindi essere disposte sul fondo della pirofila in cui, dopo, provvederemo a versare anche le vongole.

Passiamo quindi al sauté. In un tegame bisogna far rosolare un grosso spicchio d’aglio e quando questo diventa dorato vanno aggiunte le vongole. Lasciare aprire i frutti di mare. Quando le vongole si saranno aperte si potranno aggiungere un paio di pomodorini (non di più) e un po’ di peperoncino o, se si preferisce, del pepe. È fondamentale non usare il sale, poiché le vongole ne rilasceranno in abbondanza. Passati dieci minuti dall’apertura delle vongole il sauté è pronto ed è possibile spegnere la fiamma e aggiungere un’abbondante manciata di prezzemolo tritato finemente.

Le vongole, a questo punto vanno versate nella pirofila. Il loro sugo impregnerà le fette di pane disposte sul fondo che così acquisiranno un sapore veramente speciale.

Man of the year

Ogni tanto lasciatemi esagerare…

Un lungo silenzio impone una spiegazione. O, quantomeno, richiede un resoconto su ciò che è accaduto in questi quattro mesi.

Come dicevo ieri, ho viaggiato molto. Infatti, la nuova edizione del progetto di ricerca sulla Generazione Y è entrata nel vivo e, quindi, ho girato tutta l’Italia per realizzare numerosi focus group nelle Università e nelle aziende partner del progetto.

La novità più importante, tuttavia, è che sono finalmente riuscito a portare a termine un progetto che avevo in mente da molto tempo. TBS – Training Bid Simulator è un business game finalizzato ad allenare le capacità di progettazione e vendita di un intervento formativo mediante la simulazione della partecipazione a un bando di gara da parte di una società di consulenza.

Il business game si propone di stimolare nei partecipanti la messa in pratica, in differenti momenti, di competenze e abilità inerenti la gestione di diverse fasi del processo formativo:

- analisi dei fabbisogni formativi del cliente;
- macro-progettazione dell’intervento formativo;
- budgeting;
- presentazione al cliente della proposta formativa.

La logica di gestione della simulazione è molto semplice: i partecipanti, suddivisi in gruppi, esercitano il ruolo di formatori interni a una società di consulenza e hanno il compito di esplorare i bisogni formativi del committente. Sulla base dell’analisi dei bisogni effettuata, ciascun gruppo provvede a sviluppare la macro progettazione dell’offerta formativa da presentare al cliente.

Di tale intervento devono essere definiti anche i termini economici che determinano il valore della proposta. La valutazione economica dell’intervento dovrà risultare compatibile sia con gli eventuali vincoli/parametri imposti dal bando di gara, sia con i vincoli stabiliti dalla Direzione Amministrativa della propria società.

Per la definizione dell’offerta, ciascun gruppo ha a disposizione una piattaforma Web in cui trovare le informazioni utili per la progettazione dell’intervento e per la definizione del relativo pricing.

Gli interventi formativi proposti da ciascun gruppo sono infine presentati al committente che provvede a valutarli al fine di individuare il fornitore cui affidare la realizzazione del progetto.

Il primo test del business game è avvenuto con successo al Master in Risorse Umane e Organizzazione della Fondazione Istud e ora si spera di avere presto altre occasioni per sperimentarlo nuovamente.

Quattro mesi di silenzio. Tanto è durato il letargo primaverile (anche se di primavera quest’anno se n’è vista proprio poca) dei miei pochi neuroni.

Il motivo di quest’assenza è duplice: da un lato c’è la mia proverbiale pigrizia; dall’altro lato c’è la mancanza di uno stato d’animo giusto. Gestire un blog, infatti, è sì un’attività che impone un impegno costante ma, per quanto mi riguarda, richiede anche una mente leggera, che faccia scorrere la scrittura in maniera fluida.

Altrimenti scrivere non è più un piacere. Diventa, nel migliore dei casi, un mero esercizio di stile o, nel peggiore, uno sforzo inutile, un obbligo.

Questa premessa serve a spiegare che gli ultimi mesi sono stati particolarmente intensi (e pesanti), almeno dal punto di vista professionale, e mi hanno visto costantemente in viaggio.

Ora, complici le vacanze che si avvicinano, comincio finalmente a vedere la luce fuori dal tunnel anche se, come ho spiegato qualche giorno fa sulla mia Facebook page, da qui a fine mese “mi tocca lavorare di bolina” per chiudere le scadenze.

La ricerca della Fondazione Istud sulla Generazione Y continua a riscuotere interessi da parte delle aziende, delle istituzioni e degli operatori del mercato del lavoro. Così io e i miei colleghi, oltre a portare avanti il nuovo progetto di ricerca “I giovani e le tecnologie: quali impatti sul luogo di lavoro?”, siamo impegnati a curare la diffusione dei risultati dell’indagine del 2009.

Venerdì è il mio turno, ospite del locale Lions Club.

Da quando ho cambiato casa ho dovuto riabituarmi a una prassi settimanale con la quale, nel corso degli ultimi 4 anni, avevo perso confidenza: il lavaggio delle strade. Ogni lunedì notte, a causa di questo rito (sulla cui effettiva utilità nutro numerosi dubbi), in Via Valtellina non è possibile parcheggiare per strada, ma è necessario lasciare l’auto sul marciapiede.

Dopo aver preso la prima multa un paio di mesi fa, ho provveduto a inserire un promemoria sul cellulare che, ogni lunedì sera, mi ricorda di spostare l’auto prima che sia troppo tardi. Poco male: il posto si trova agevolmente e il sistema del promemoria sembra funzionare bene.

Quando si parcheggia su un marciapiede alberato, però, bisogna fare i conti con un altro problema tipico di quando si lascia l’auto sotto un abituale punto di ritrovo di piccioni e altri uccelli: il rischio di trovare il proprio veicolo letteralmente ricoperto dagli escrementi dei suddetti volatili. É accaduto così alla mia Opel Meriva grigia, che  martedì mattina ho trovato quasi bianca, al punto di essere costretto ad aprire la portiera toccando la maniglia con un fazzolettino di carta.

Arrabbiato per la situazione, sono entrato in auto e ho messo in moto ma, prima di partire, ho dato un’occhiata alla macchina alla mia sinistra: una Mercedes SLK che, all’origine, era anch’essa grigia metallizzata. Allora ho capito quanto siano democratici i piccioni…

“Fritto misto all’italiana” è un evento organizzato ogni anno ad Ascoli e interamente dedicato alle fritture. Ci sono stand regionali e internazionali, ciascuno dei quali propone le sue specialità tipiche. Anche se si tratta di un attentato alla linea (e al fegato), è impossibile resistere, così l’anno scorso ci sono andato con una coppia di amici.

L’intenzione è di tornarci anche quest’anno, così ho visitato il sito della manifestazione per verificare date e programma e… sorpresa. Ho trovato la mia foto nella gallery dedicata all’anno scorso. Segno proprio che ci dovrò tornare…

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