Nell’ampio salone, alla chiusura del convegno, il politico di turno si presenta accompagnato da una scorta che, più che da poliziotti, sembra composta da scarti della mafia russa.
L’atteggiamento, stile abituale del personaggio, è di chi porta al popolo la verità assoluta, la luce.
È odioso nella sua supponenza, noioso nella sua sterile e inutile retorica, ridicolo nel suo tentativo di fare propaganda anche in un periodo lontano da qualsiasi campagna elettorale.
Prova a interromperlo – unica in tutta la platea – una mosca che insistentemente gli ronza intorno. Si posa prima sulla giacca, poi sulla fronte, infine tra i capelli.
Il politico di turno prova inutilmente a mandarla via ma lei, la mosca, non accenna a spostarsi. Ritorna ancora: prima sulla giacca, poi sulla fronte (sempre più sudata), infine tra i capelli.
Il politico di turno, finalmente, conclude il suo intervento. Non ha detto niente di nuovo. Non ha detto niente di utile.
La platea applaude. Qualcuno con convinzione. Gli altri - i più - per accondiscendenza o, semplicemente, per cortesia.
Nell’ampio salone, l’unica che sembra davvero conoscere il fatto suo è la mosca. Lei ha un talento che pochi altri hanno: sa riconoscere per natura i veri stronzi.